Skatepark, l'incompiuta delle polemiche

Stefania Spiga, capogruppo della lista San Sperate Tradizione e Futuro interviene ancora sulla vicenda dello skatepark.

Si è discusso nell’ultimo Consiglio comunale il riconoscimento di un debito fuori bilancio di 3.042 euro, conseguente alla sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale che ha accolto il ricorso presentato da alcuni cittadini dell’Oasi degli Agrumi contro la realizzazione dello skate park.

Una vicenda che oggi certifica, nero su bianco, ciò che i residenti avevano denunciato fin dall’inizio: una scelta contestata, ritenuta illegittima e infine bocciata dal TAR, con condanna del Comune al pagamento delle spese legali.

«Parliamo di cittadini che hanno esercitato un diritto legittimo, riconosciuto dalla giustizia amministrativa – e non di proteste da sminuire o delegittimare – ed è grave che il Sindaco abbia scelto di etichettare quella mobilitazione con parole inopportune, arrivando ad additare i residenti dell'Oasi degli agrumi come "sommossa popolare" ed evocare invece scenari di “disagio e degrado” da cui sottrarre i giovani».

Parole che non solo risultano fuori luogo, ma che rischiano di alimentare una narrazione divisiva, mettendo in contrapposizione i giovani e i residenti, quando invece il problema è stato – ed è – di natura amministrativa e politica.

«Nessuno ha mai contestato la necessità di spazi per i giovani. Quello che è stato contestato è il metodo, la localizzazione e l’assenza di ascolto del territorio».

Oggi resta una domanda aperta e urgente: che cosa si intende fare di quell’area?

Un’area che appare compromessa da un cantiere incompiuto e abbandonato, simbolo di una gestione che ha prodotto contenziosi, costi per la collettività e un evidente danno al territorio.

Serve capire perchè non si è considerata l'area di Santa Suja come invece più consono per un impianto del genere e resta l’amarezza per una vicenda che si poteva evitare fin da subito. Ora però serve chiarezza: serve dire ai cittadini quale sarà il futuro di quell’area e come si intende rimediare a un errore che oggi pagano tutti.

Infine, è doveroso ricordare che i 3.042 euro riconosciuti come debito fuori bilancio sono risorse pubbliche, cioè soldi della comunità. Che si aggiungono a quelli di progettazione, di cantiere, per i consulenti esterni e gli avvocati, che gravano interamente sui fondi di bilancio.

«E quando si arriva a pagare per errori amministrativi, la politica ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità, senza scaricare altrove le colpe».

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