San Sperate riscopre la sua storia più profonda: alla Scuola Civica di Musica l’incontro dedicato al documentario di Antonio Sanna su Antonio Zara
Si è tenuta oggi, presso la Scuola Civica di Musica di San Sperate, una partecipata iniziativa dedicata alla proiezione e alla presentazione del documentario del regista Antonio Sanna sulla vita di Antonio Zara, figura straordinaria di archeologo autodidatta, uomo di territorio e protagonista di importanti stagioni di ricerca archeologica in Sardegna.
Ad aprire l’incontro è stato Antonello Zanda, direttore della Cineteca Sarda, che ha offerto una lettura approfondita del film, soffermandosi sulla sua cifra stilistica e sul valore umano e culturale dell’opera. Zanda ha evidenziato come il documentario si allontani dagli stereotipi spettacolari spesso associati all’archeologia per restituire invece un ritratto intimo, riflessivo e rigoroso di Antonio Zara: non l’archeologo-avventuriero, ma l’uomo dello scavo paziente, del dubbio, dell’osservazione, della conoscenza costruita per stratificazioni, proprio come accade nella terra.
Il regista Antonio Sanna, attraverso materiali d’archivio, testimonianze, ricostruzioni e riprese dal vivo, ha costruito un racconto che restituisce la forza di una passione autentica, nata prestissimo e trasformata in un’intera vita dedicata alla lettura del paesaggio e delle sue tracce più antiche. Zara emerge come una figura capace di “interpretare la voce delle pietre”, guidato da una straordinaria sensibilità nel riconoscere sul terreno segni, relazioni, possibilità di racconto storico.
A fare gli onori di casa è stata Stefania Spiga, tesoriera dell’Associazione Antonio Gramsci di San Sperate e amministratrice comunale, che ha accompagnato l’organizzazione dell’iniziativa insieme all’associazione, contribuendo alla sua riuscita e al coinvolgimento della comunità. Nel corso della serata sono stati rivolti ringraziamenti anche alla Scuola Civica di Musica per l’ospitalità e il supporto tecnico alla proiezione.
Particolarmente significativa è stata la parte dell’incontro dedicata al legame tra il documentario e San Sperate, emerso con forza negli interventi successivi alla proiezione. A questo proposito ha offerto una testimonianza preziosa Luigi Caddeo, che partecipò negli anni Settanta alla campagna di scavi collegata ai lavori per le fognature del paese. Caddeo ha ricordato il proprio coinvolgimento diretto nei rilievi e nelle attività di scavo al fianco di Antonio Zara, raccontando come proprio quell’esperienza, vissuta sul campo, abbia acceso in lui una vera passione per l’archeologia.
Il suo intervento ha riportato l’attenzione su un dato fondamentale: San Sperate custodisce sotto il proprio centro storico un patrimonio archeologico di enorme rilievo, spesso poco visibile agli occhi della comunità, ma ricchissimo di testimonianze. Caddeo ha sottolineato come il documentario abbia avuto il merito di riportare alla luce anche questo capitolo della storia locale, ricordando che il paese è “antico, anche se non si vede”, perché le stratificazioni archeologiche si trovano sotto l’abitato attuale e raccontano una continuità insediativa di grande interesse.
Nel dibattito è intervenuto anche il professor Giovanni Ugas, che ha ricordato Antonio Zara come una persona straordinaria, dotata di esperienza, intuito e umanità fuori dal comune. Ugas ha ribadito il valore del contributo dato da Zara alla ricerca archeologica sul campo, ricordando anche gli scavi condotti a San Sperate a partire dagli anni Settanta. Le sue parole hanno restituito con chiarezza la rilevanza del sito: un centro protourbano di origine nuragica, ricco di pozzi, necropoli e strutture di età punica e romana, che meriterebbe, ha spiegato, un impegno ancora più forte sul piano della tutela, della valorizzazione e della restituzione pubblica.
Accanto a lui sono arrivati altri contributi importanti. Mario Zara, fratello del protagonista del film, ha ricordato alcuni episodi meno noti ma emblematici della sua vita, mettendo in luce una passione archeologica vissuta non come mestiere, ma come vocazione totale. È intervenuta anche un’archeologa che ha collaborato con la Soprintendenza nelle recenti attività di sorveglianza e scavo a San Sperate, confermando l’importanza dei rinvenimenti emersi negli ultimi anni e annunciando che i materiali sono oggetto di studio e pubblicazione. Un elemento che rafforza ulteriormente la consapevolezza del valore del patrimonio archeologico del paese.
Molto sentito anche il contributo di Amalia Schirru, richiamata più volte durante l’incontro per il supporto dato nell’attivazione dei contatti e nell’organizzazione della serata. Nel suo intervento è emersa con forza una riflessione condivisa da molti presenti: la necessità che i reperti rinvenuti a San Sperate possano finalmente trovare spazio nel territorio, in un luogo capace di raccontare e restituire alla comunità la propria storia.
Ed è proprio questo uno dei messaggi più forti emersi dall’iniziativa: il documentario su Antonio Zara non è stato solo il racconto di una figura esemplare dell’archeologia sarda, ma anche un’occasione per riaprire una riflessione pubblica sull’identità storica di San Sperate. Una storia profonda, stratificata, ancora in parte sommersa, che chiede di essere conosciuta, studiata e condivisa.
La serata ha mostrato come il cinema documentario possa diventare strumento di memoria, conoscenza e attivazione civile. Raccontare Antonio Zara ha significato, per San Sperate, tornare a interrogarsi sulle proprie radici: non come esercizio nostalgico, ma come base concreta per immaginare nuovi percorsi di valorizzazione culturale, scientifica e territoriale.
Antonio Zara - L'uomo che amava scavare
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