DUP 2026–2028: più risorse, ma nessuna visione. San Sperate resta ferma
Si è discusso nel Consiglio Comunale del 21 aprile il DUP dell’ultimo anno di mandato. Il DUP, per i non addetti ai lavori, è il Documento Unico di Programmazione: il principale strumento di pianificazione strategica e operativa degli enti locali che si compone di due parti. Nella parte Sezione Strategica (SeS) c'è la parte “politica” e di lungo periodo che coincide con la durata del mandato, mentre la Sezione Operativa (SeO) è invece la parte più concreta, collegata al bilancio.
Quello che, parafrasando la definizione colorita del Sindaco Madeddu, è stato definito poco elegantemente ieri “un mazzo di schede”.
Accantonata l’ormai tristemente “spada di Damocle” che pendeva sulle nostre teste dopo la sentenza definitiva a seguito della vertenza sugli espropri illegittimi che ha condannato il comune al risarcimento degli eredi per 5 milioni e 200 mila euro, fino alla chiusura definitiva del contenzioso lo scorso anno, per 4 milioni e mezzo, resa possibile anche grazie a un contributo regionale di 1,5 milioni di euro, abbiamo sperato che questo fosse il primo DUP della ripartenza.
Ma a fronte di quanto dichiarato, emerge tutt’altro. In altre parole, il DUP 2026–2028 non rompe col passato: rafforza un modello di amministrazione che gestisce meglio più risorse, ma non cambia davvero gerarchia delle priorità. La novità non è una nuova visione di sviluppo; la novità è che nel 2026 ci sono più margini finanziari e, come il DUP stesso ammette, dopo il superamento della fase critica legata al contenzioso espropriativo l’ente ha potuto tornare a usare avanzo e cofinanziamenti per interventi strategici e partecipazione ai bandi.
Una prima evidenza è data dal confronto storicizzato dei DUP di questa amministrazione dove alcuni settori restano marginali in modo piuttosto costante, mentre il 2026 sembra segnare un salto soprattutto su sociale e su alcune opere avviate dopo lo sblocco delle risorse.
Come evidenziato dal Sindaco, la missione che cresce e domina sempre di più è la Missione 12 – Diritti sociali, politiche sociali e famiglia. Nel DUP 2024–2026, per il 2024, vale 2,65 milioni; nel DUP 2025–2027, per il 2025, sale a 3,68 milioni; nel DUP 2026–2028, per il 2026, arriva a 4,18 milioni. Il trend storico riportato nei documenti mostra anche che il peso del sociale era già alto, ma nel 2026 si consolida nettamente come priorità reale di spesa.
Questa crescita rende difficile sostenere che il DUP 2026–2028 trascuri il sociale. Al contrario, il problema politico è un altro: aumentano molto i servizi essenziali e le funzioni obbligatorie, ma non cresce in modo proporzionato la spesa capace di produrre sviluppo.
La Missione 06 – Politiche giovanili, sport e tempo libero è un ottimo esempio di programmazione discontinua. Nel DUP 2025–2027 per il 2025 vale 77 mila euro, con un forte crollo rispetto al trend storico 2024; nel DUP 2026–2028 per il 2026 risale a circa 275 mila euro. Questo significa che non c’è una traiettoria stabile: il settore compare a strappi, spesso legato a interventi o stanziamenti occasionali, non a una programmazione strutturale.
Dopo i proclami elettorali sul puntare sui giovani, abbiamo visto affossare la Consulta dei giovani, con il regolamento pronto e l’iter concluso in Commissione nel 2023, ma mai portato in votazione definitiva. Testo tra l’altro scritto su una bozza direttamente redatta dai giovani, tra cui attuali consiglieri di maggioranza ed esponenti della minoranza. Mai realizzata la Festa dei giovani.
La Missione 07 – Turismo resta invece marginale in tutti i DUP. Nel 2023 valeva 106 mila euro per effetto di una quota in conto capitale; nel 2024 e 2025 crollava a poco più di 1.189 euro; nel 2025 del DUP 2025–2027 era ridotta a 750 euro; nel DUP 2026–2028 per il 2026 resta ferma a 750 euro. Qui la continuità è chiarissima: il turismo non è una priorità di bilancio.
Apprendiamo che si sta stimando il patrimonio mobiliare della Fondazione Paese Museo, che non è ancora nata, il cui percorso di costruzione partecipata di è interrotto dopo appena un evento collegiale, senza che ancora si sia vista una traccia dello Statuto costitutivo e definite le regole.
Siamo a ridosso della ricorrenza del 10° anniversario della scomparsa di Pinuccio Sciola, che quel Paese Museo ha contribuito a farlo nascere e a renderlo riconoscibile nel mondo e ancora non abbiamo uno straccio di programma sugli eventi e le commemorazioni. 15 anni dalla scomparsa di Pablo Volta, altra illustre personalità la cui fotografia ha reso grande agli occhi del mondo il nostro paese e niente, non è dato sapere se ci siano iniziative a riguardo.
C’è poi un elemento che colpisce più di tutti: l’assenza di una vera politica sull’agricoltura. In tutti i DUP degli ultimi anni, la Missione 16 è presente, ma non è mai centrale. E questo in un paese che ha una forte identità agricola. L’agricoltura viene citata, ma non viene sviluppata. Non diventa filiera, non diventa economia, non diventa opportunità. E allora la domanda è: possiamo permetterci di non investire sul settore che più di altri rappresenta la nostra storia e il nostro potenziale?
La Missione 14 – Sviluppo economico e competitività mostra una dinamica ancora diversa: nel DUP 2024–2026, per il 2024, valeva 122.869,67 euro, ma già per 2025 e 2026 scendeva a zero; nel DUP 2026–2028 compare ancora qualcosa nel 2026, ma molto limitato, 14.889,28 euro di corrente e zero negli anni successivi. Quindi non siamo davanti a una politica strutturale di sviluppo locale, ma a stanziamenti intermittenti e residuali.
Quello che poi nel testo del DUP viene presentato come una Rivoluzione Verde si traduce nell'installazione di 5 colonnine di ricarica. Cinque. Nel 2026. Una rivoluzione che si commenta da sola.
Soffermiamoci, infine, sul PNRR. Il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è il programma più ambizioso probabilmente dal secondo dopoguerra, il piano di ripresa e rilancio economico introdotto dall’Unione europea per risanare le perdite causate dalla pandemia. Il Piano è diviso in 6 Missioni principali che coprono aree come digitalizzazione, transizione verde, infrastrutture, istruzione e salute. Con un periodo di attuazione che termina proprio nel 2026.
Sul PNRR, questo Comune ha intercettato risorse, sì. Ma che tipo di risorse? E con quali risultati?
Se guardiamo nel dettaglio: 4.285 euro su pagoPA; 6.860 euro su App IO; 32.590 euro su piattaforma notifiche digitali; 83.040 euro per migrazione al cloud. Totale: poco più di 120 mila euro su digitalizzazione di base. Parliamo di piattaforme come pagoPA, App IO, integrazione SPID/CIE: strumenti previsti dalle politiche di digitalizzazione dello Stato, finanziati con risorse vincolate e accompagnati da linee guida precise. In sostanza, tutti i Comuni italiani sono stati messi nelle condizioni – e spesso nell’obbligo – di attivarli, seguendo percorsi molto simili tra loro.
Ora, diciamolo chiaramente: questa non è programmazione strategica, questa è ordinaria amministrazione finanziata. Quando parliamo di queste misure, dobbiamo essere molto chiari: non siamo di fronte a progetti originali o a scelte strategiche costruite su misura per il nostro territorio. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di interventi standardizzati, definiti a livello nazionale, con procedure, importi e obiettivi già stabiliti.
Portare a termine queste attività è certamente doveroso e positivo, ma rientra nell’ordinaria amministrazione, non nell’eccezionalità. Il punto politico è proprio questo: non possiamo confondere l’adempimento di un obbligo con una prova di capacità amministrativa straordinaria. La vera capacità di governo si misura altrove: nella capacità di intercettare risorse aggiuntive non standard, nella costruzione di progetti territoriali coerenti e integrati, nella visione di sviluppo che si propone alla comunità, nella capacità di incidere concretamente sulla qualità della vita dei cittadini. Se tutti i Comuni fanno le stesse cose, nello stesso modo, con le stesse risorse, non è lì che si costruisce la differenza. La differenza sta nelle scelte politiche, nella visione e nel coraggio di andare oltre ciò che è già previsto.
Passiamo agli interventi più rilevanti. Sulle scuole: 270 mila euro per la scuola di via Pixinortu e 575 mila euro per la mensa scolastica. Poco più di 735 mila euro di Fondi PNRR intercettati.
Ora guardiamo fuori da qui e confrontiamoci con comuni reali, simili per dimensione.
Comune di Guspini (circa 11.000 abitanti) oltre 3 milioni di euro di finanziamenti PNRR, interventi su rigenerazione urbana, scuole e infrastrutture, progetti strutturali già avviati e in parte conclusi.
Comune di San Gavino Monreale (circa 8.000 abitanti) oltre 2,5 milioni di euro intercettati, investimenti su scuole, efficientamento energetico, spazi pubblici, una strategia chiara e integrata.
Comune di Villasor (circa 7.000 abitanti) circa 2 milioni di euro, interventi su edilizia scolastica, impianti sportivi e riqualificazione urbana.
E allora il confronto è inevitabile.
San Sperate: meno di 1 milione
Altri comuni simili: tra 2 e 3 milioni
Non stiamo parlando di differenze marginali. Stiamo parlando del doppio, a volte del triplo delle risorse.
E allora la domanda politica è inevitabile: perché San Sperate ha intercettato meno? È il risultato di una debolezza progettuale e politica. E questo si vede anche dentro i numeri che la maggioranza ha portato in Consiglio. Questo DUP, se lo leggiamo bene, non racconta una comunità che è stata trasformata. Racconta una gestione ordinaria, senza slancio. E questo è il vero punto politico.
Perché a fine mandato non basta dire “abbiamo partecipato ai bandi”. Non basta dire “abbiamo fatto quello che era possibile”. Bisogna dimostrare che si è lasciato un segno. Che si è migliorata concretamente la qualità della vita delle persone. E oggi, invece, i cittadini vedono opere importanti che procedono lentamente, risorse che arrivano ma non si traducono subito in risultati, e soprattutto l’assenza di un disegno complessivo.
E allora, con grande chiarezza, lo diciamo: questo DUP non è il documento di un’amministrazione che chiude un ciclo con forza. È il documento di un’amministrazione che non ha sfruttato fino in fondo le opportunità che aveva.
Per questo il nostro giudizio non può che essere negativo. Non per una questione tecnica – perché formalmente il documento è corretto – ma per una valutazione politica precisa.
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