Dove l’anima si fa voce: a San Sperate la prima presentazione ufficiale del nuovo libro di Francesca Falciani

Si è svolta presso la sede dell’Associazione Gramsci di San Sperate la prima presentazione ufficiale del nuovo libro di Francesca Falciani, Dove l’anima si fa voce. Pensieri scomposti e parole mai dette, un incontro intenso e partecipato che ha confermato ancora una volta il valore della parola come spazio di memoria, ascolto e condivisione.

Per l’Associazione Gramsci si è trattato di un ritorno particolarmente significativo. Francesca Falciani era già stata nostra ospite in occasione della presentazione del suo primo libro, dedicato alla bisnonna Prima Agus, donna di miniera, figura potente di memoria familiare e collettiva. Anche in questo secondo lavoro quella presenza ritorna, insieme alle tracce di una storia personale che continua a intrecciarsi con i luoghi, le radici, i legami e con un patrimonio di racconti tramandati soprattutto dalle donne.

A introdurre e guidare l’incontro è stata Stefania Spiga, tesoriera dell’Associazione Gramsci e amministratrice comunale, che ha accompagnato il dialogo con l’autrice proponendo una chiave di lettura capace di mettere in evidenza i fili rossi che attraversano l’intero libro.

Ad accompagnare l’autrice è stato anche Piero Comandini, Presidente del Consiglio regionale della Sardegna, autore della prefazione del volume e già presente al fianco di Francesca nella presentazione del suo primo libro. La sua partecipazione ha dato continuità a un percorso che intreccia scrittura, memoria e riconoscimento istituzionale.

Nel corso dell’incontro, il libro è stato attraversato attraverso domande e riflessioni che hanno messo in luce il significato stesso di quei “pensieri scomposti” richiamati nel titolo. Scomposti perché affidati a forme diverse — poesia, prosa, lettere, frammenti — eppure legati da alcuni fili rossi che tengono insieme l’intera raccolta.

Il primo è quello dell’acqua, elemento simbolico e narrativo che ritorna nei diversi racconti come segno di memoria, cura e rinascita.

Un secondo filo rosso è quello delle storie delle donne, tra dolore e riscatto.

Un terzo è quello delle radici e dei legami, tra Sardegna e Toscana e nelle relazioni familiari.

Su questi aspetti si è soffermata anche Amalia, che ha evidenziato il coraggio dell’autrice nel raccontare storie vere, spesso segnate dalla sofferenza, ma sempre attraversate da una possibilità di restituzione di dignità e speranza.

Particolarmente significativo è stato anche il passaggio dedicato alle figure femminili di riferimento che attraversano, direttamente e indirettamente, il libro e il dialogo dell’incontro. Nel confronto tra autrice e moderatrice, è emerso il richiamo a Michela Murgia e al suo libro Viaggi in Sardegna, in particolare alle riflessioni finali dedicate alle donne sarde, così come alla figura di Grazia Deledda.

Questi riferimenti hanno aperto una riflessione più ampia sul ruolo delle donne nella costruzione della narrazione storica e culturale. È stato sottolineato come, per lungo tempo, la storia sia stata raccontata prevalentemente da uomini e per uomini, lasciando ai margini le esperienze, le lotte e i punti di vista femminili. In questo senso, il lavoro di Francesca Falciani si inserisce in un cambio di prospettiva sempre più evidente, che mira a restituire voce, spazio e dignità alle storie delle donne. 

E tra queste riflessioni non poteva non emergere anche il tema dei femminicidi e della violenza contro le donne, purtroppo ancora drammaticamente attuale.
A San Sperate questo tema ha un nome e un volto: quello di Francesca Deidda, ricordata nel corso dell’incontro come simbolo di una ferita che riguarda l’intera comunità. Un ricordo che non è stato solo memoria, ma richiamo alla responsabilità collettiva, alla necessità di non abbassare lo sguardo e di continuare a dare voce a ciò che troppo spesso resta invisibile.

Un passaggio che ha assunto anche un valore profondamente contemporaneo, evidenziando le difficoltà ancora presenti nel far emergere una narrazione femminile pienamente riconosciuta, ma anche la forza di una scrittura che sceglie di esporsi, di raccontare e di non sottrarsi.

Nel dialogo è emerso come i “pensieri scomposti” trovino un ordine nella delicatezza dello sguardo, nell’assenza di giudizio e nella volontà di lasciare raccomandazioni, insieme a una riflessione profonda sull’amore, nelle sue forme più autentiche e complesse.

L’incontro si è concluso in forma di dialogo aperto con il pubblico, confermando il valore della scrittura come spazio di relazione, memoria e comunità.








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