Il ricordo di Linetta Serri

Fondazione Berlinguer, 30 marzo 2026

Nel corso dell’incontro dedicato alla figura di Linetta Serri, promosso dalla Fondazione Berlinguer a due anni dalla sua scomparsa, il suo profilo umano e politico è stato restituito attraverso parole intense, capaci di intrecciare memoria personale e storia collettiva.


Le parole di Tore Cherchi


Tore Cherchi ha ricordato Linetta Serri partendo da una dimensione intima e profonda, quella del legame tra persona, memoria e territorio. Un rapporto che, nelle sue parole, non è mai soltanto razionale, ma emotivo, radicato, quasi inevitabile: qualcosa che “ci riportiamo appresso”, anche quando pensiamo di poterlo lasciare andare.


Nel racconto di Cherchi emerge una Linetta profondamente connessa al proprio luogo d’origine, Armungia, e più in generale alla Sardegna. Un legame che si riflette anche nella sua scrittura, capace di trasformare immagini e ricordi — come una fotografia — in narrazione viva, fatta di paesaggi, storie, presenze simboliche. È lì che si coglie, secondo Cherchi, la dimensione più autentica del suo pensiero: un intreccio tra identità, memoria e coscienza civile.


Il suo percorso politico viene collocato dentro una stagione cruciale della storia italiana e sarda. Gli anni Settanta, in particolare, sono evocati come un periodo di straordinaria partecipazione collettiva: dalle mobilitazioni per il Piano di Rinascita, al referendum sul divorzio del 1974, fino alla crescita del Partito Comunista Italiano.


È in quel contesto che Linetta Serri sceglie di iscriversi al PCI, insieme a centinaia di giovani, entrando a far parte di una generazione che avrebbe costruito l’ossatura politica e organizzativa del partito negli anni successivi. Una scelta che non può essere compresa — sottolinea Cherchi — senza leggere la forza e il significato di quel movimento storico.


Il suo percorso prosegue poi attraverso tappe fondamentali: l’impegno istituzionale, l’elezione a consigliera regionale, il ruolo nella stagione politica segnata dalla svolta della Bolognina e dalla nascita del PDS, fino alla maturità politica espressa nel ritorno ad Armungia, dove diventa sindaca e punto di riferimento per la comunità.


Cherchi ha infine sottolineato come la definizione di “buona politica”, al centro dell’incontro, non sia una formula retorica, ma trovi nella figura di Linetta Serri un esempio concreto e riconosciuto. La grande partecipazione all’evento — anche di persone non abitualmente presenti — è stata letta come segno tangibile di una stima e di un affetto ancora vivi.


L’intervento di Giuseppe Frau


A seguire, Giuseppe Frau ha offerto un ricordo personale e istituzionale, segnato da una particolare consapevolezza: quella di ricoprire oggi lo stesso ruolo che fu di Linetta Serri, quello di vicepresidente del Consiglio regionale.


Il suo intervento si è aperto proprio da qui, da un passaggio ideale di testimone tra generazioni diverse. Frau ha sottolineato come la sua conoscenza di Linetta non derivi da un’esperienza diretta condivisa, ma dai racconti, dalla memoria collettiva e dall’esempio lasciato a chi è venuto dopo.


Un elemento di forte connessione tra i due percorsi è stato individuato nell’origine comune: i territori interni della Sardegna. Luoghi spesso definiti marginali, ma che custodiscono — come ha ricordato Frau — un patrimonio straordinario di valori, relazioni e identità. È proprio in questi contesti che la politica assume un volto concreto, legato alle comunità e ai bisogni reali delle persone.


Pur provenendo da tradizioni politiche differenti — Linetta Serri nel Partito Comunista Italiano, Frau nel cattolicesimo democratico — entrambi riconoscono una comune matrice nei valori di figure come Enrico Berlinguer e Aldo Moro: il rigore morale, il senso di responsabilità, la centralità del dialogo e della democrazia.


Frau ha ripercorso le principali tappe dell’impegno di Linetta Serri: l’attività di insegnante, l’impegno politico, la difesa dei diritti civili e delle donne, il ruolo di consigliera regionale e di vicepresidente del Consiglio, fino all’esperienza da sindaca di Armungia e alla presidenza dell’ANCI regionale.


Accanto all’azione istituzionale, è stato ricordato anche il suo impegno culturale e sociale: dalla valorizzazione della memoria locale ai progetti legati ai territori, come Monumenti Aperti e il Cammino di San Giorgio Vescovo. Un’idea di politica che non si limita all’amministrazione, ma che custodisce e promuove l’identità dei luoghi.


Nel suo intervento, Frau ha sottolineato come Linetta Serri rappresenti ancora oggi un modello di coerenza tra parole e azioni, di integrità morale e di dedizione alla cosa pubblica.


Il ricordo si è concluso con un invito chiaro: non limitarsi alla commemorazione, ma interrogarsi sulla sua eredità. Una politica capace di difendere i diritti, dare voce ai più deboli, valorizzare i territori e ricercare l’unità delle forze democratiche.


Il ricordo femminista di Linetta Serri nelle parole di Anna Sanna


Nel suo intervento, Anna Sanna ha restituito la figura di Linetta Serri attraverso uno sguardo profondamente femminista, capace di intrecciare biografia personale, impegno politico e trasformazione collettiva.


Linetta Serri — figlia di minatore e laureata in antropologia — rappresenta, secondo Sanna, una generazione di donne che ha attraversato e cambiato la storia senza che quel cambiamento fosse inizialmente previsto. Il loro ingresso nei luoghi della politica e delle istituzioni non fu casuale, ma il risultato di un processo di formazione e di fiducia: donne messe alla prova, chiamate a governare la cosa pubblica, spesso nei contesti più difficili, come i comuni e i territori.


In quella stagione, molte donne assunsero ruoli di responsabilità — nei consigli comunali e regionali, in Parlamento, alla guida delle amministrazioni locali — segnando una trasformazione profonda della rappresentanza politica. Linetta fu parte di questa svolta, incarnando un modello di leadership fondato non solo sulla competenza, ma anche su sensibilità, creatività e capacità di relazione.


Anna Sanna ha sottolineato come questa esperienza affondi le radici in una pratica politica capace di leggere la società, di parlare il linguaggio del tempo e di confrontarsi con la complessità della vita quotidiana. Una politica che non si allontana dalle persone, ma si misura con i bisogni concreti, in particolare con quelli legati alla cura — dimensione storicamente affidata alle donne e trasformata da Linetta in azione pubblica.


Il suo percorso istituzionale — da responsabile femminile regionale a consigliera e vicepresidente del Consiglio regionale, da sindaca di Armungia a presidente dell’ANCI Sardegna fino al ruolo nel Comitato europeo delle Regioni — è stato attraversato da un filo continuo: la costruzione di nuove possibilità di vita per le comunità e il rafforzamento dei diritti.


Per Anna Sanna, la “buona politica” praticata da Linetta Serri si fonda su tre elementi essenziali: la capacità di ascolto e di cambiamento, la cura della vita in tutte le sue forme e la custodia della memoria come elemento vivo dei territori.


È proprio nella sua esperienza da sindaca di Armungia che questa visione trova una delle espressioni più concrete: la valorizzazione del patrimonio culturale, l’apertura dei monumenti, il recupero dei cammini storici, la costruzione di spazi di memoria condivisa. Azioni che non sono semplicemente interventi amministrativi, ma atti politici nel senso più profondo, capaci di generare identità e futuro.


Il ritratto che emerge è quello di una donna che ha saputo portare nella politica la cura millenaria esercitata dalle donne verso le persone, i luoghi e le comunità, trasformandola in visione e governo.


Una figura che — come ha ricordato Anna Sanna — ha “camminato sulla terra leggera”, lasciando però un segno profondo e duraturo nella Sardegna e nella storia delle donne in politica.


Prosegue il ricordo con il contributo di Antonangelo Casula, ex sindaco di Carbonia e ex Presidente Anci Sardegna.


Il riconoscimento istituzionale e umano - Linetta Serri all’ANCI e oltre


Nel ricordo tracciato durante l’incontro emerge con forza anche il ruolo di Linetta Serri all’interno dell’ANCI Sardegna, dove il suo impegno segna un passaggio decisivo tra esperienza politica e piena maturità istituzionale.


Il suo ingresso nell’Associazione dei Comuni avviene alla fine degli anni Novanta, in modo quasi naturale ma allo stesso tempo determinato. Già presente e attiva nelle iniziative pubbliche, Linetta accoglie con entusiasmo l’invito a impegnarsi direttamente, dando avvio a un percorso che la porterà progressivamente a ricoprire ruoli sempre più rilevanti.


La sua elezione alla presidenza dell’ANCI Sardegna non fu priva di difficoltà, ma rappresentò un momento di forte riconoscimento, costruito su un consenso ampio e trasversale, capace di andare oltre gli schieramenti tradizionali. Un segnale chiaro della credibilità che Linetta aveva saputo costruire nel tempo, fondata su competenza, equilibrio e autorevolezza.


In questo passaggio si coglie uno dei tratti distintivi della sua figura: la capacità di tenere insieme cultura politica e cultura istituzionale, senza mai confonderle, ma facendole dialogare in modo fecondo. Linetta conosceva profondamente entrambe e sapeva quando far prevalere l’una o l’altra, sempre con senso di responsabilità.


Un episodio significativo restituisce anche la sua autonomia di giudizio. Quando le fu proposta la carica di assessora agli Enti Locali nella Giunta regionale, Linetta scelse di non accettare. Una decisione non semplice, maturata con consapevolezza, che dimostra ancora una volta la sua coerenza e la capacità di valutare ogni incarico non come traguardo personale, ma come scelta politica da assumere con piena convinzione.


Accanto alla dimensione pubblica, emergono nel racconto anche momenti più personali, che restituiscono il senso profondo delle relazioni costruite nel tempo. Episodi fatti di memoria condivisa, di piccoli segni che diventano simboli di un legame duraturo: come il ritrovamento di una vecchia pagina di giornale che, a distanza di anni, sembrava raccontare un destino comune, quasi a suggerire che quei percorsi si sarebbero inevitabilmente intrecciati.


Fino agli ultimi anni, Linetta Serri ha continuato a mantenere uno sguardo vigile e partecipe sulla realtà politica e istituzionale, condividendo riflessioni, ricordi e visioni. Anche nel confronto con la scomparsa di figure a lei vicine, emerge una dimensione umana fatta di consapevolezza, profondità e capacità di leggere il tempo.


Il tratto finale del ricordo non è però segnato dalla nostalgia, ma da un sentimento collettivo forte e tangibile: l’affetto. La partecipazione ampia e sentita all’incontro diventa così la misura più autentica del segno lasciato da Linetta Serri.


Un affetto che non è solo memoria, ma riconoscimento di ciò che è stata: una donna capace di unire rigore e umanità, istituzioni e comunità, visione politica e cura delle relazioni.


Ed è proprio in questo intreccio che si ritrova il senso più profondo della sua eredità.


L’eredità nelle istituzioni. Il messaggio di Daniela Falconi


Nel corso dell’incontro, il ricordo di Linetta Serri si è arricchito anche del contributo dell’attuale presidente di ANCI Sardegna, Daniela Falconi, la cui presenza in programma assume un significato simbolico particolarmente forte.


Falconi, spesso indicata come la prima donna alla guida dell’ANCI regionale, viene oggi riletta — proprio alla luce della memoria condivisa — come la seconda, dopo Linetta Serri. Un passaggio non solo cronologico, ma profondamente politico e culturale, che restituisce continuità a un percorso femminile nelle istituzioni troppo spesso dimenticato o non pienamente riconosciuto.


Impossibilitata a partecipare di persona, Falconi ha inviato un messaggio letto in sala, un intervento intenso e personale che ha intrecciato memoria, responsabilità e consapevolezza.


Dalle sue parole emerge innanzitutto un legame costruito attraverso il racconto e la testimonianza: pur non avendo conosciuto direttamente Linetta Serri, la sua figura è diventata nel tempo una presenza costante, capace di accompagnare chi oggi ricopre ruoli istituzionali analoghi.


Il messaggio acquista ancora più forza per il luogo da cui viene inviato: Strasburgo, sede del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa. È proprio lì che Falconi sottolinea il valore storico del percorso di Linetta, ricordando come sia stata l’unica donna sarda, prima di lei, a sedere in quell’assemblea.


Un passaggio che assume un significato profondo: non solo una presenza istituzionale, ma l’apertura di una strada, spesso percorsa in solitudine, con determinazione e rigore.


Nel ricordo di Falconi, Linetta Serri appare come una figura capace di tenere insieme livelli diversi della politica: il territorio e l’Europa, le istituzioni e le persone, i diritti e le comunità. Una politica radicata nella realtà, nei bisogni concreti e nelle storie quotidiane.


Ma il cuore del suo intervento è anche un riconoscimento esplicitamente femminile: la fatica e la forza delle donne nelle istituzioni, il valore della rappresentanza, la necessità di non arretrare. In questo senso, il percorso di Linetta non è solo un’eredità politica, ma un riferimento vivo per le donne che oggi ricoprono incarichi pubblici.


Falconi riconosce apertamente di essere lì, oggi, anche grazie a lei. Un’affermazione che trasforma la memoria in responsabilità: quella di essere all’altezza di un esempio che continua a interrogare il presente.


Nel suo messaggio si coglie infine una riflessione più ampia sul tempo attuale: ciò che manca, forse, è proprio quel modo di fare politica serio, generoso e autentico che Linetta Serri ha incarnato.


Le parole di Daniela Falconi chiudono idealmente il cerchio dei ricordi, restituendo la misura di un’eredità che non si è interrotta, ma continua a vivere nelle istituzioni, nei territori e nelle donne che oggi ne raccolgono il testimone.


Linetta Serri non è solo memoria: è ancora cammino.


Il ricordo del sindaco di Cagliari Massimo Zedda. Tra memoria personale e responsabilità pubblica


Nel suo intervento, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda ha scelto un registro essenziale ma profondamente autentico, intrecciando memoria personale e riflessione sul presente.


Il suo rapporto con Linetta Serri affonda le radici in una storia familiare e politica che precede persino la sua stessa consapevolezza: un legame che nasce in un contesto condiviso di relazioni, amicizie e militanza. Una frequentazione che, con il tempo, si è trasformata in confronto diretto, scambio di idee, dialogo tra generazioni.


Nel ricordo emerge una figura vivida e completa: Linetta come donna intelligente, colta, brillante, ma anche capace di leggerezza e ironia. Una presenza con cui era naturale confrontarsi, capace di rendere ogni incontro un momento di crescita e di relazione autentica.


Ma il sindaco Zedda ha voluto andare oltre il piano del ricordo personale, richiamando un’esigenza più ampia e attuale: quella di non limitarsi alla memoria, ma di interrogarsi sul significato politico e culturale di quella stagione.


Ha sottolineato l’importanza di riscoprire ciò che ha unito le generazioni che, tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, si sono avvicinate alla politica diventando classe dirigente. Un processo fatto di partecipazione, formazione, confronto diffuso nei territori e nelle comunità.


Un richiamo che si lega direttamente al presente, e in particolare al rapporto con le giovani generazioni. Il sindaco ha evidenziato come spesso i giovani vengano descritti in modo superficiale, mentre esistono esperienze concrete che raccontano il contrario: ragazze e ragazzi capaci di analisi, di partecipazione, di impegno civile consapevole.


Da qui l’invito a non aspettare che i giovani si avvicinino spontaneamente alla politica, ma a costruire occasioni, spazi e linguaggi capaci di coinvolgerli. Un compito che riguarda direttamente il modo di fare politica oggi.


I temi indicati come centrali — e profondamente legati anche all’impegno di Linetta Serri — sono chiari: i diritti, in particolare quelli delle donne e quelli ancora da conquistare; la tutela dell’ambiente; il valore delle autonomie locali e dei servizi; il ruolo dei comuni come presidi democratici; e, infine, il tema della pace.


In questa prospettiva, il ricordo di Linetta si trasforma in una traccia di lavoro per il presente: una politica capace di migliorare concretamente la vita delle persone, partendo dai territori.


Il sindaco Zedda ha infine richiamato un impegno concreto: quello della toponomastica femminile, ancora oggi carente, e la necessità di dedicare uno spazio pubblico alla memoria di Linetta Serri. Un gesto simbolico ma significativo, capace di restituire visibilità e riconoscimento a una figura che ha attraversato e segnato la vita politica e istituzionale della Sardegna.


Il suo intervento si chiude così con un passaggio chiaro: ricordare non basta. Occorre trasformare la memoria in azione, riconoscendo nel percorso di Linetta Serri non solo una storia da raccontare, ma una responsabilità da raccogliere.


Il riconoscimento pubblico e culturale. Dalla Regione alla memoria viva


Nel corso dell’incontro, il ricordo di Linetta Serri si è tradotto anche in un riconoscimento istituzionale concreto, segno di una memoria che diventa spazio pubblico e responsabilità collettiva.


È stato annunciato che, nel luogo in cui si decidono il bilancio e la programmazione della Regione Sardegna — il Centro regionale di programmazione — la sala più importante sarà intitolata a Linetta Serri. Un gesto altamente simbolico: dedicare proprio quello spazio a una donna che ha contribuito in modo significativo alla costruzione delle politiche pubbliche e allo sviluppo dei territori.


L’iniziativa si inserisce all’interno del Piano per la parità adottato dalla Regione Sardegna, un percorso volto a valorizzare la presenza e il contributo delle donne nella storia dell’isola, individuando figure che si sono distinte nei diversi ambiti — politico, culturale, scientifico, sociale.


In questo contesto, la scelta di dedicare spazi pubblici e istituzionali alle donne rappresenta un atto di giustizia simbolica: restituire visibilità a storie spesso rimaste ai margini e renderle patrimonio condiviso, soprattutto per le nuove generazioni.


La figura di Linetta Serri è emersa, all’interno del percorso partecipato che ha coinvolto associazioni e società civile, come un riferimento unanime, capace di unire sensibilità diverse al di là delle appartenenze politiche. Un riconoscimento corale che conferma la profondità del segno lasciato.


Accanto a lei, anche altre figure femminili verranno valorizzate attraverso l’intitolazione di spazi regionali, contribuendo a costruire una geografia simbolica nuova, più equilibrata e rappresentativa.


Il racconto culturale. Una memoria che parla ancora


Il ricordo si è poi arricchito con una testimonianza dal mondo del giornalismo e della cultura, che ha restituito un ritratto più intimo e narrativo di Linetta Serri.


Attraverso parole, ricordi e citazioni, è emersa una figura profondamente legata alla propria terra, capace di raccontarla e viverla con uno sguardo insieme politico e poetico. Una donna “in cammino”, come lei stessa si definiva, attenta alle relazioni, ai luoghi, alle persone.


Particolarmente significativa è stata l’evocazione della sua ultima testimonianza pubblica, pochi giorni prima della scomparsa, in cui parlava del cammino di San Giorgio Vescovo e dell’incontro con le comunità. Parole semplici ma dense, che restituiscono il senso profondo del suo modo di intendere la politica: come relazione, ascolto, attraversamento dei territori.


Dai racconti raccolti — da amici, studiosi, giornalisti — emerge una figura capace di parlare a tutti, di essere al tempo stesso autorevole e vicina, rigorosa e accogliente. Una donna che ha saputo unire pensiero e azione, identità e apertura.


Il suo legame con Armungia e con la Sardegna non è mai stato chiuso o nostalgico, ma dinamico, vivo, attraversato da una continua ricerca. Un’identità, come è stato ricordato, “non imbalsamata”, ma capace di evolvere e dialogare con il mondo.


Il cammino e il senso dei luoghi. Linetta Serri tra territorio, memoria e spiritualità


Nel ricordo condiviso durante l’incontro emerge con particolare forza un tratto distintivo della figura di Linetta Serri: la sua capacità di leggere il territorio come un intreccio di storie, simboli e significati.


Per Linetta, i nomi dei luoghi non erano mai semplici etichette, ma racchiudevano memorie profonde, stratificazioni culturali e identità collettive. Da questa consapevolezza nascevano anche progetti e intuizioni, come l’idea — coltivata con passione — di un parco letterario legato al Cinghiale del diavolo, nel tentativo di restituire ai luoghi il loro nome autentico e il loro senso originario.


Franco Saba, ex dirigente del Corpo Forestale della Regione Sardegna e socio di Iubilantes ricorda che negli ultimi anni, questo rapporto con il territorio si era trasformato anche in un diverso modo di attraversarlo: non più solo osservato, ma vissuto passo dopo passo. Linetta aveva scelto il cammino come pratica politica e culturale, oltre che personale, abbandonando l’automobile per riscoprire la lentezza e la profondità dello spostarsi a piedi.


Il Cammino di San Giorgio Vescovo rappresenta una delle espressioni più compiute di questa visione. Non un semplice percorso escursionistico, ma un’esperienza capace di unire dimensione storica, spirituale e comunitaria.


Nel ricordo di chi ha condiviso con lei questo percorso per oltre dieci anni, emerge un’idea di cammino profondamente laica ma allo stesso tempo spirituale: una spiritualità radicata nella terra, nei paesaggi, nelle relazioni umane. Camminare significava conoscere, riconoscere, ricostruire legami con le proprie radici storiche e geografiche.


Questo approccio si riflette anche nel suo modo di essere amministratrice. Già da consigliera regionale, Linetta si era battuta su temi concreti come l’accesso delle donne a nuovi ambiti professionali, mostrando attenzione ai diritti e alla trasformazione delle istituzioni. Da sindaca di Armungia, il suo impegno si era tradotto in pratiche quotidiane di cura del territorio, partecipando direttamente anche a scelte legate alla gestione ambientale e alla sostenibilità.


In ogni ambito, emerge una cifra comune: la volontà di comprendere a fondo i processi, di accompagnare il cambiamento, di costruire consapevolezza.


Camminare come atto politico


Nel racconto, il cammino diventa così una metafora potente della sua idea di politica.


Una politica che non corre, ma attraversa.

Che non semplifica, ma ascolta.

Che non impone, ma costruisce relazioni.


Linetta Serri ha camminato nei territori come ha agito nelle istituzioni: con attenzione, con profondità, con la capacità di tenere insieme memoria e futuro.


Ed è forse proprio in questa immagine — quella di una donna in cammino, radicata nella propria terra e allo stesso tempo aperta al mondo — che si raccoglie il senso più autentico della sua eredità.


Una comunità che cresce insieme


A chiudere l’incontro è stato l’accorato intervento di Amalia Schirru, ex parlamentare ed ex Sindaca di San Sperate, compagna di tante battaglie di Linetta e sua amica, che ha restituito con chiarezza uno dei tratti più profondi di Linetta Serri: la sua capacità di far crescere le persone e costruire comunità.


Nel ricordo emerge una relazione che nasce in una fase già matura del percorso politico, ma che si trasforma rapidamente in un legame fatto di fiducia, confronto e accompagnamento. Linetta viene descritta come una figura capace di riconoscere potenzialità, anche quando chi le stava accanto non si sentiva ancora pienamente all’altezza.


È proprio in questo che si coglie uno degli aspetti più significativi della sua eredità: la costruzione di gruppi, di reti, di percorsi condivisi. Non un protagonismo individuale, ma una leadership generativa, capace di coinvolgere altre donne, di sostenerle e di accompagnarle nei ruoli di responsabilità.


Il lavoro politico, nel suo caso, non si esauriva nelle istituzioni, ma si estendeva ai luoghi della partecipazione, della formazione e della relazione. Era lì che prendevano forma esperienze nuove, che si consolidavano competenze, che si costruivano visioni comuni.


Accanto alla dimensione politica, il ricordo restituisce anche una Linetta più personale: capace di stimolare, di incoraggiare, di spingere oltre i propri limiti. Una presenza che accompagnava anche nelle esperienze più complesse, con quella naturalezza e quella sicurezza di chi sa guidare senza imporsi.


Il legame con lei si è trasformato nel tempo in amicizia, in condivisione di esperienze, in crescita reciproca. Un percorso che ha lasciato tracce non solo nelle istituzioni, ma nelle persone.


Le parole finali riportano il senso profondo dell’incontro: il bisogno di ritrovarsi, di ricordare, ma soprattutto di riconoscere ciò che Linetta Serri ha rappresentato.


Non solo per il lavoro svolto, ma per ciò che è stata: un punto di riferimento, una “colonna” per molte e molti.


Un ricordo costruito insieme, voluto e condiviso, reso possibile anche grazie al lavoro collettivo e al sostegno di chi ha contribuito alla sua realizzazione.


Un’eredità viva


E proprio in questa dimensione corale si ritrova il significato più autentico della serata: una memoria che non appartiene a una sola storia, ma a una comunità intera.


Una memoria che continua a generare relazioni, impegno e futuro.


Nel complesso degli interventi, Linetta Serri emerge come una figura che ha saputo coniugare politica, cultura e umanità.


Una presenza che ha lasciato tracce nelle istituzioni, nei territori, nelle relazioni.


E che oggi continua a vivere non solo nei luoghi che porteranno il suo nome, ma soprattutto nelle pratiche, nei valori e nelle idee che ha contribuito a costruire. 


Dalle parole dei relatori emerge una figura complessa e coerente: Linetta Serri come intellettuale, amministratrice, dirigente politica, femminista, camminatrice e donna profondamente legata alla propria comunità.


Ma soprattutto emerge un tratto comune: la sua capacità di incarnare un’idea di politica fondata su etica, partecipazione e responsabilità.


Una memoria che non appartiene solo al passato, ma continua a interrogare il presente.

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